Il Tartarifugio

Versione completa: Jeff Smith: Bone
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Allora, cominciamo dal principio... Bone è una Graphic Novel scritta e disegnata da quel gran genio di Jeff Smith. Pubblicato negli Stati Uniti d'America tra il 1991 e il 2004, ha come punto di forza il contrasto tra una storia fantasy piuttosto cupa e i suoi protagonisti, tre esilaranti ometti bianchi, che senza volerlo ci si ritrovano coinvolti.
Il tenero Fone Bone, l'arido Phoney l'ottimista Smiley sono tre cugini che, esiliati da Boneville, si ritrovano quasi per caso in una medioevaleggiante valle i cui abitanti praticano il culto dei sogni, una strana religione che promuove l'attività onirica a interfaccia col mondo del trascendente. I tre fanno amicizia con una ragazza molto particolare di nome Thorn (della quale Fone Bone si innamorerà perdutamente), che è continuamente perseguitata da strani sogni che sembrano rivelarle un passato sconosciuto, e sua nonna Ben, un'arzilla vecchietta dalla forza sovrumana. I tre cugini si ritrovano così coinvolti nella guerra fra gli abitanti della valle e delle creature pelose chiamate Rattodonti, comandate dal misterioso Incappucciato al servizio del Signore delle Locuste, il corrispettivo "fisico" di un incubo.
Bone ha la particolarità di unire il tratto semplice tipico del fumetto umoristico statunitense con quello del fumetto realistico e utilizzando un soggetto assai complesso e una sceneggiatura che definire cinematografica è riduttivo; Smith è un regista formidabile capace di mischiare gag e azione in un florilegio di situazioni diverse. Opere a cui Bone può essere accostato, specie nello stile grafico, sono Cerebus di Dave Sim e Pogo di Walt Kelly. I tre personaggi principali sono inoltre una vero e proprio agglomerato di citazioni e omaggi di altri personaggi: Fone Bone ricorda sia il Topolino degli anni Trenta e Quaranta, e in parte anche il Paperino più avventuroso e ottimista; Phoney Bone è un Paperone maggiormente pieno di sé e meno previdente, ma possiede anche il pessimo carattere di Paperino e la sua sfortuna; Smiley Bone, invece, è un vero e proprio monumento ai personaggi della comicità, possiede infatti la tipica bombetta alla Stalio e Ollio, il sigaro alla Grucho Marx (del quale in alcuni momenti lo vediamo imitare le movenze) e il suo modo di fare richiama alla mente Pippo, del quale posside inoltre il buffo gilet. Notevoli in tal senso sono le somiglianze tra il fumetto di Jeff Smith e le storie disneyane prodotte da Carl Barks, ma anche con lo stile muto usato nelle graphic novel di Frank Miller (il quale ha definito il fumetto "magnifico").
L'edizione italiana di Bone, iniziata nel 1996 e conclusa dieci anni dopo, nel 2006, ha incontrato (purtroppo) numerose difficoltà. Pubblicato inizialmente dalla casa editrice Macchia Nera (in un'edizione da edicola e successivamente in una per sole fumetterie), quando l'editore fallisce Bone viene portato avanti dalla Lexy Production, la quale riesce a pubblicarne un solo volume prima di chiudere anch'essa. Successivamente il fumetto è stato recuperato da Panini Comics, che pubblica gli ultimi tre volumi della saga. Attualmente la Panini sta pubblicando l'edizione a colori, arrivata al numero 5.

Io l'ho trovato meraviglioso, non solo come fumetto, ma anche come libro. La storia è congeniata in maniera a dir poco perfetta, inizia usando l'umorismo (fantastico, va detto) per poi passare al tono più cupo e serioso, ma quasi senza che il lettore se ne renda conto, cosicché non si resti delusi se ci si era innamorati del Bone iniziale. I disegni sono poi bellissimi, forse con qualche piccola caduta di stile (non grave comunque) una volta o l'altra, ma che certo non rovinano nulla. Fone Bone è poi un personaggio talmente semplice e complesso allo stesso tempo che non può non conquistare il lettore. L'eroe imperfetto e più umano che mai (forse anche più di Spider-man) che non riesce neppure a rivelare alla ragazza che ama i suoi sentimenti. Insomma parlando di Bone parliamo di uno dei più grandi fumetti di tutti i tempi, perfettamente all'altezza di altri grandi fumetti come Gon di Tanaka o lo Spirit di Eisner.
Voi che ne pensate?
Posto qualche immagine del fumetto, sono tutte in inglese (perché di scannerizzare proprio non mi andava :drop:), ma ciò nonostante dovrebbero essere comunque di facile comprensione (oggidì l'inglese lo mastichiamo in tanti dopotutto). Comunque posso sempre darvi una traduzione.

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Una delle gag migliori del fumetto, semplicemente LOL Biggrin

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Una delle copertine dei nove volumi che compongono la serie, una delle più belle tra l'altro

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Qui abbiamo invece un esempio del lato fantasy più cupo e "realistico", in continuo contrasto (e incredibile convivenza) col lato più umoristico portato dai tre Bone
Bone l'ho visto da qualche parte, ma ll'epoca non potevo prenderlo.
Bello comunque :)
Più per collezionismo che per altro (infatti tra Macchia Nera, Panini e volumone in inglese la serie ce l'ho tutta), ho deciso di comprarmi anche i volumi a colori, tanto per poter fare una distinzione tra quest'ultima versione e quella in bianco e nero originale. Visto che siamo nel periodo della loro uscita, ho deciso di fare una bella recensione. L'ho inizialmente scritta su un altro forum, ne approfitto dunque per postarla anche qui (attenzione, ci saranno un po' di spoilers!):

Bone Volume 1 - In Fuga da Boneville
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Bone è un capolavoro. Ma questo lo sanno tutti. E' un capolavoro del bianco e nero, un tipo di fumetto che in America oramai è rarissimo. Ed è proprio il fatto d'essere bicromatico (tra le altre cose) che lo rende una meraviglia. Qui però Bone è a colori. E allora, direte voi? E allora, dico io, è un capolavoro lo stesso, un capolavoro diverso. Dove non arriva il bianco e nero arrivano i colori, e viceversa. Il risultato sono due capolavori ugualmente apprezzabili ma dall'impatto diversissimo. Io continuo a preferire la versione in bianco e nero, che con le sue atmosfere si addice di più ai miei gusti, ma non per questo sconsiglierei questa nuova edizione, che ad direi più allegra. Insomma, con questo Bone a colori qualsiasi bonofilo è stato indilemmato proprio bene, per cui l'unica soluzione sembrerebbe quella di violare la regola del "no ai doppioni" e godersi questo nuovo Bone, anche in virtù di alcune piccole differenze. Diciamo innanzitutto che questa versione a colori è pubblicata dalla Scholastic in America col ritmo di un volume ogni sei mesi, con conclusione prevista per il 2009, perciò la pubblicazione durerà ancora un bel po'.
Ora parliamo del volume Panini, peraltro in un edizione assolutamente lussuosa, per quanto semi-pocket. La traduzione però è cambiata e non è quella fatta a metà anni 90 dal buon Artibani. Traduzioni e doppiaggi solitamente quando vengono cambiati causano un mezzo shock per coloro che si erano affezionati al fumetto in tempi non sospetti. Di certo non si può dire che questa traduzione sia mal fatta, è sicuramente più filologica di quella di Artibani, che però era senza alcun dubbio più creativo, e all'occorrenza fuori dalle righe. E così Via da Boneville è diventato In Fuga da Boneville, anche se le pagine riportano in alto il titoletto Cacciati da Boneville, sicuramente una discordanza che si poteva evitare. E ci sono altri due erroretti, nel primo e nell'ultimo capitolo, che però non possono certo intaccare l'alta qualità di quest'edizione.

1. La Mappa
Il primo capitolo prima si intitolava come il volume, e cioè Via da Boneville. Qui il titolo è cambiato, ed è senza alcun dubbio più appropriato. Peccato che si intitoli così anche un capitolo del secondo volume, che a questo punto è lecito pensare verrà modificato. In questa prima parte vengono presentati i personaggi in modo così fresco e divertente che si familiarizza subito con tutti loro. Le caratteristiche di ognuno di loro ricordano non poco alcuni personaggi ben conosciuti: Fone è un misto di Topolino, Pogo e Charlie Brown, Phoney ricorda ovviamente Zio Paperone e un po' il "lato peggiore" di Paperino, mentre Smiley, che svolge il ruolo del Pippo della situazione, assomiglia come mimica e modo di comportarsi a vari personaggi comici, tra cui Albert di Pogo. Ma non è così semplice perchè poi le sfaccettature dei loro caratteri si moltiplicheranno in modo sempre più credibile fino a renderli originali e immortali. La colorazione è ottima, anche se il meglio lo si vedrà dopo, ad ogni modo avranno la possibilità di comparire per la prima volta i due Stupidi Rattodonti (coi colori qui scambiati rispetto al resto dell'albo), il Drago Rosso con la sigaretta in bocca (che molto presto perderà), e ovviamente Ted la Cimice, che qui diventa Ted l'Insetto e sfoggia una parlata personalissima che nella precedente traduzione era andata persa. E adesso le note negative: innanzitutto un "ciucciati il calzino testa di verza!" che mi ha stonato non poco, e poi un incomprensibile "chissà se questa è davvero una mappa di quella catena nessuno a meglio che me la porti dietro".

2. Thorn
Un capitolo molto in stile Walt Kelly, che ci mostra la vita invernale di Fone nella valle e introduce la famiglia degli opossum in modo assai delizioso. Il resto del capitolo è un lungo e dinamicissimo inseguimento, che vede protagonisti Fone e i Rattodonti. Ma vede anche l'entrata in scena di Thorn, primo personaggio umano e ragazza di cui Fone si innamora. Uno dei punti di forza di questo fumetto, e cioè l'ibridismo tra fumetto umoristico e realistico, ha in questo capitolo le sue radici. Favolosa anche la colorazione, che qui si prende una "licenza" e crea una nevicata digitale molto graziosa.

3. Phoney Bone
Inizia la vita alla fattoria e avviene l'impetuoso e divertentissimo ricongiungimento di Fone con Phoney. Oltre a questo, viene introdotto il tormentone di Moby Dick, libro preferito di Fone che però tutti trovano noioso (cosa che suggerisce che Boneville faccia parte nel nostro mondo mentre la Valle sia immersa nel fantasy), e soprattutto entra in scena Rose Ben, un altro personaggio fondamentale della Saga. E in tutto questo Thorn comincia a ricordare qualcosa del passato. La trama fantasy sta progressivamente filtrando in una storia apparentemente innocente, ma prima di vederla manifestarsi in tutto il suo splendore dark dovremo aspettare il terzo volume, Occhi Nella Tempesta. Trovo che in questi capitoli la sceneggiatura raggiunga vette incredibili. Oro colato.

4. Kingdok
Prima si intitolava Barrelhaven. Il titolo adesso è stato ceduto al capitolo successivo, visto che qui il villaggio di Barrelhaven viene solo nominato di sfuggita. Si è preferito invece sottolineare l'entrata in scena di Kingdok, re dei Rattodonti, e successivamente quella dell'Incappucciato. Nuvole di guerra si addensano sulla valle, e anche se siamo soltanto agli inizi iniziano i misteriosi sogni di Thorn. E qui ecco il primo tradimento! Lo Sturbamento, quel meraviglioso termine inventato da Artibani per definire lo stordimento premonitore che coglia Nonna Ben, diventa qui un banale formicolìo. Peccato perchè lo adoravo, e mi piaceva utilizzarlo quando venivo colto da sbalzi di pressione.

5. Barrelhaven
Prima si intitolava In Trappola, titolo ugualmente appropriato. Qui si è pensato di privilegiare l'arrivo di Phoney al villaggio, il ricongiungimento con Smiley e l'incontro col rude Lucius, e così l'incursione dei Rattodonti è passata in secondo piano. Peccato, perchè quest'ultima scena è una delle più dinamiche mai viste nel fumetto. Una gioia per gli occhi. La traduzione ha meno mordente, e i battibecchi tra Phoney e Lucius sono meno animati, però quantomeno si capiscono un po' meglio i riferimento agli affari loschi di Phoney andati male in passato. E proprio a proposito di uno di questi, è strano che a pagina 106 nella quinta vignetta sia sparito il riferimento alla scuola di bunjee-Jumping buddista. Se l'era probabilmente inventato Artibani.

6. L'Inferno di Phoney
Viene qui messa in rilievo l'ossessione dell'Incappucciato verso "colui che porta la stella" e Phoney è ormai lanciatissimo nella prima delle sue numerose avventure truffaldine, aiutato da uno Smiley del tutto spensierato ("la cosa non mi tocca, come tutto del resto"). Si fanno i primi cenni da parte di Nonna Ben al passato del Drago e si svelano i veri motivi per cui Phoney è stato cacciato dalla città. Si cita anche Big Johnson Bone, il fondatore di Boneville, che sarà protagonista anche di un divertentissimo volume speciale, che spero venga colorato a fine Saga. Sul finale, quando finalmente i tre protagonisti si ricongiungono c'è anche l'ultimo errore di traduzione, anch'esso evitabilissimo: un "nemici" al posto di "amici" che travisa del tutto il senso delle parole dell'Incappucciato. Prima apparizione di Johnatan Oaks.

da The Phantom Castle
Bone Volume 2: La Grande Corsa delle Mucche
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Oddio, ricordo che per un po' si è temuto che si intitolasse La Corsa della Grande Vacca (era un'informazione scritta sul sito di Panini per gli interessati) ma è stato giustamente compreso l'errore, prima che Nonna Ben potesse anche solo averne sentore Biggrin
E così abbiamo La Grande Corsa delle Mucche, un altro scintillante e sfavillante volume di Bone, il secondo di nove, e forse insieme al quinto, uno dei più "a sè". Siamo ancora in piena fase introduttiva, la svolta cupa si avrà infatti solo nel terzo volume, ma già adesso si possono cogliere i primi sentori di come si evolverà la serie. Sogni, premonizioni e oscuri propositi sono presenti anche qui, ma si limitano a sbucar fuori un paio di volte, mentre a dominare c'è il lato più umoristico di Bone, che con toni da commedia racconta la storia dell'allegra grande truffa architettata da Phoney Bone per lucrare sul principale avvenimento sportivo della Valle. E' l'ultimo spiraglio di leggerezza che avrà la serie per molto tempo...
L'albo, contrariamente al precedente, si compone di cinque capitoli. Il sesto, preceduto dalla Canzone degli Opossum, non è un vero capitolo, ma una storiella breve, realizzata da Smith per una rivista e inserita poi nel corpus principale dei volumi (era presente anche in quello in b/n). Va detto inoltre che la tendenza di separare i vari capitoli da delle illustrazioni filler, diventa qui la regola. Se nella versione bicromatica le illustrazioni erano sfumate, qui vengono regolarmente colorate e valorizzate come se si trattasse di parti costituenti dell'opera. A corredare il tutto, oltre alla splendida vignetta a doppia pagina dei Bone e di Thorn a pesca (che a colori è splendida), c'è la mappa della Valle.
Ed ecco il colore. Il miracoloso colore che capolavoreggia il capolavoreggiabile, se ancora qualcosa di capolavoreggiabile in pagine come queste rimane da capolavoreggiare. Peccato che questo secondo volume non abbia la varietà di ambienti e situazioni del primo. C'è solo il villaggio di Barrelhaven, e quindi la variazione cromatica è minima, ma già sbavo pensando a come verranno rese certe cose del terzo volume...
E infine la traduzione, che si conferma molto più fedele e rispettosa dell'originale di quella di Artibani, ma purtroppo anche meno lungimirante e colorita (lo "sturbamento" sigh...).

1. La Fiera di Primavera
Bellissimo, il primo capitolo del post-ricongiungimento è un vero capolavoro dal punto di vista narrativo, di dialoghi, di humor. Fenomenale il confronto di Bone con il rivale d'amore Tom e la gag dell'ape gigante. La cotta di Fone per Thorn si rivela sempre più un innamoramento vero e proprio, lontano dagli stereotipi dell'amore impossibile del nanerottolo verso la bellona di turno. E già che c'è, Smith porta avanti anche le sottotrama di Phoney e di Nonna Ben.

2. La Grotta
Ecco un cambio di titolo. Era prevedibile però, visto che il precedente La Mappa non si poteva più usare, dal momento che era stato ceduto al primo episodio della saga. Lo spazio per Phoney viene esaurito all'inizio, e tra la folla esordisce il personaggio di Euclide. Il resto del capitolo è invece dedicato alla storia vera e propria che qui viene portata avanti attraverso il sogno di Thorn. La dimensione del sogno, che acquisterà sempre più spazio man mano che si andrà avanti, diventa qui un espediente per svelare i misteri del passato di Thorn, e la sequenza, che prosegue quella iniziata nel volume precedente, andrebbe idealmente letta senza soluzione di continuità, per riuscire ad avere un quadro dettagliato della situazione. Si ha qui la definitiva rappresentazione del sogno secondo Jeff Smith: vignette rettangolari che sorvolano due riquadri completamente neri. Un modo originale per intendere graficamente una dimensione che trascende il reale.

3. La Mucca Misteriosa
Sicuramente più aderente alla versione originale de La Mucca Mascherata, anche questo capitolo è stato retitolato. Una colorazione assolutamente "mattiniera" che rende perfettamente l'idea della fasi del giorno. Qui per ovvi motivi, si torna ad avvenimenti più prosaici, anche se non meno interessanti. Lucius, Phoney, Nonna Ben sono i protagonisti incontrastati dei preparativi per la Grande Corsa delle Mucche. A Thorn rimane un angolino, una coppia di paginette che la pone a confronto con la sua prima "delusione". Due pagine al vetriolo, che con due frasette rendono alla perfezione l'idea, e mostrano un certo "tenero sadismo" da parte di Smith, che vediamo ormai prendere completamente le parti del povero e indifeso Fone.

4. La Grande Corsa delle Mucche
Eccoci al Cuore del volume! Dove tutti i nodi vengono al pettine e dove i Bone, i rattodonti, le mucche, gli opossum e tutti i rimanenti elementi di questa commedia finiscono per convergere in modo assolutamente dirompente, dinamico, fantasioso e comico. Sono i momenti in cui si rimpiange il fatto che il lungometraggio di Bone non sia ancora pronto, poichè tutto questo in versione animata sarebbe meraviglioso.

5. La Strada Solitaria
L'Apice dell'Atmosfera. Originariamente titolato Punizione, questo capitolo rappresenta la quiete dopo la tempesta. Un'ellissi narrativa irresistibile trascura i rimanenti e tumultuosi eventi del dopo corsa per concentrarsi sull'irrequieto ritorno a casa della famigliola. La colorazione notturna, il senso di irrequietezza, i timori derivati dal viaggio notturno attraverso il bosco. Una bella lezione di sceneggiatura.

6. Sul Tetto
Questo capitolo speciale viene preceduto dalla filastrocca grafica La Canzone degli Opossum, un riempitivo creato a posteriori, e una simpatica cantilena infantile, che purtroppo nella nuova traduzione non rende assolutamente. Era molto meglio la traduzione di Artibani, che quantomeno teneva conto della metrica e della musicalità, e non traduceva come se si trattasse di una versione di greco. Venendo poi alla storia speciale, è stata inserita nel corpus principale solo dopo l'uscita di questo secondo volume in b/n. Prima pare fosse stata realizzata per una rivista, in via del tutto eccezionale, e addirittura numerata come capitolo 13 bis (informazione da wikipedia). Che poi la sua collocazione ufficiale sia diventata questa qui (immediatamente dopo l'undicesimo) è probabilmente dovuto al fatto che il volume andava chiuso in qualche modo senza che si compromettesse troppo l'arco narrativo della fiera. Ma a conti fatti, Sul Tetto, un simpaticissimo sketch dialogico tra Lucius e Smiley, si colloca benissimo pure qui.

da The Phantom Castle
Bone Volume 3: Gli Occhi della Tempesta
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Ed ecco il volume del grande salto. Più grosso (otto capitoli, mica pippe!), più cupo e assai denso di rivelazioni è con questo terzo volume che la saga di Bone compie la sua netta virata verso il fantasy. Virata che ha il suo prezzo da pagare, e quindi appunto l'entrata in scena di un paio di clichè tipici di questo tipo di letteratura, come la scoperta del "Prescelto", o il ritorno di un "oscuro signore che si credeva esser stato sconfitto anni e anni fa". Ma niente che la perizia sceneggiatoria (nonchè grafica e umoristica) di quel genio di Jeff Smith non riesca a originalizzare, a suon di trovate suggestive e interessanti. Perchè alla fine il bravo narratore è quello che riesce a farti trangugiare di tutto, valorizzandolo al punto giusto, e facendosi applaudire sempre e comunque.
La traduzione del titolo del volume è di nuovo diversa dall'edizione artibanica, sta volta pure nel titolo, che riportava invece Occhi nella Tempesta, come a voler confermare una maggior fedeltà alla versione originale. E non sarà l'unica cosa in cui quest'edizione a colori differirsce dalla precedente, visto l'inatteso spuntare di ben due tavole nuove di zecca, inserite a meraviglia nel contesto. E sempre parlando di differenze di traduzione, le anoimalie tra questa e la traduzione artibanica sono molte in questo volume. In molti hanno anche sollevato parecchi dubbi sull'operato di Artibani negli anni '90.

1. Turno di Guardia
Precedentemente intitolato La Visita, si tratta di un capitolo piuttosto introduttivo, che inizia con una scenetta immersa nella quotidianità. Uno dei rari momenti in cui si può intravedere una sorta di status quo all'interno della saga è proprio questo, dove Thorn, la Nonna, Lucius e i tre cugini Bone vivono insieme alla fattoria durante i giorni della sua ricostruzione. E non ha caso è proprio in questo periodo che Smith ha deciso di inserire una delle sue storielle extra, Sul Tetto che chiudeva il volume precedente. Piacevole (almeno ai miei occhi) il breve cameo della signora Possum, visto che richiama moltissimo lo stile di Walt Kelly.

2. Moby Bone
Piuttosto simile al precedente nella sua ambientazione rurale, se si esclude l'introduzione onirica. Quella che può sembrare una sequenza umoristica, il sogno in cui Fone si rivede novello Ismaele, non è che il pretesto per introdurre la tematica dei sogni ad un livello maggiormente intimista. Si sono già visti parecchi sogni di Thorn, ma l'emergere del Drago (in una vignettona di tutto rispetto) all'interno del sogno del protagonista, lo coinvolge direttamente, annullando la barriera (soprattutto grafica) che divideva il destino di Fone da quello di Thorn.

3. Sulla Strada
Un gigantesco capolavoro d'atmosfera. Precedentemente intitolato In Viaggio, ha il suo meglio proprio nella breve disavventura che hanno Lucius, Smiley e Phoney, durante il ritorno a Barrelhaven. Il senso di inquietudine dato dal pericolo incombente e dal clima ventoso che preannuncia la tempesta è veramente indimenticabile. Sembra di sentir soffiare il vento mentre si legge. E il tutto è dato con pochi tocchi strategici, facendo svolazzare una foglia qua e là. E' questo, inoltre il capitolo a cui sono state aggiunte due tavole extra, totalmente assenti nell'edizione Macchia Nera: si tratta di pp. 50 e 51, dove Fone e Thorn hanno un breve colloquio che anticipa alcuni elementi fondamentali che salteranno fuori solo molto più tardi: i cerchi spettrali e le pietre votive. Con questa piccola quanto intelligente mossa, probabilmente fatta proprio per questa edizione (che solo recentemente è uscita in USA), Smith riesce a compattare ulteriormente la sua opera, dandole un senso maggiormente compiuto e omogeneizzando alcuni passaggi che parevano esser stati inventati soltanto in corso d'opera.
Ma è con questo capitolo che le due edizioni iniziano definitivamente a divergere nella traduzione: Thorn e Fone si rifugiano nella stalla e iniziano a parlare dei loro sogni, e i contenuti dei balloon di lei sono radicalmente differenti nelle due edizioni. Mentre prima discutevano intorno al significato della bara all'interno di Moby Dick, adesso i loro discorsi vertono più su che cosa sia il Sogno, ovvero il Mondo degli Spiriti che costituisce l'aldilà nella mitologia della Valle. Senza dubbio questa versione è più comprensibile, e alla luce degli sviluppi futuri, maggiormente utile a capire il lato trascendentale che sarà sempre più preponderante nel fumetto. E viene da chiedersi la ragione di questa differenza, se stia nell'eccessiva disinvoltura dell'Artibani traduttore, o nella certosina opera di rimaneggiamento dei testi compiuta dallo stesso Smith. Comunque più probabile questa seconda ipotesi.

4. Il Doppio o Niente
Un tempo Tutto o Niente, il capitoletto sposta la sua attenzione su Phoney e la sua seconda truffaldina sottotrama personale, che crescerà così tanto da diventare il tema portante del quarto volume. Ma viene introdotta qui, e i suoi effetti disastrosi non faranno che crescere lentamente, capitolo dopo capitolo. Le traduzioni tornano ad essere fedeli, come sempre nel lato della storia che ha come protagonisti gli eventi più contingenti e razionali. Thorn e Fone si lanciano sotto la pioggia alla ricerca di una furibonda Nonna Ben in una sequenza alquanto inquietante che getterà le basi per il capitolo successivo, incentrato unicamente su di loro.

5. Gli Occhi della Tempesta
Il capitolo che dà il titolo al volume, e meritatamente direi. Incentrato unicamente sull'avventura notturna di Thorn, Fone e della Nonna, è sempre stato uno dei punti più alti mai toccato da una sceneggiatura fumettistica. Una sequenza serrata, emozionante, da leggersi col cuore in gola...e che ha sempre fatto del bianco e nero uno dei suoi punti di forza. Ed è forse l'unico caso finora dove rinuncio a promuovere l'equivalenza delle due versioni per sbilanciarmi a favore dell'originale, che rendeva appunto di più. Anche qui si riscontrano un paio di differenze tra le versioni: le ultime due vignette di pagina 97, prima erano mute (o quasi, c'era solo un piccolo balloon di Thorn nella seconda).

6. Recinti da Riparare
Precedentemente conosciuto come Il Racconto di Nonna Ben costituisce Il capitolo delle rivelazioni. La colorazione valorizza un sacco i momenti intensi dentro la capanna buia e tagliata da un fascio di luce mentre la nonna racconta. Il problema è ciò che racconta, che è completamente differente nelle due traduzioni. Certo, i capisaldi ci sono, ma è nelle battute della nonna, nel suo modo di raccontare il passato che sono cambiate un mucchio di cose. Alcuni balloon prima contenenti fiumi di parole adesso sono scarni, altri prima scarni ora contengono importanti elementi chiarificatori. Altri ancora sono spariti in luogo di vignette mute, e viceversa. Insomma, sono cambiamenti tutto sommato positivi, di cui però è molto difficile capire il motivo. A questo punto dubito fortissimamente che la vecchia traduzione di Artibani fosse infedele a tal punto e sono sempre più convinto delll'intervento rimaneggiatorio dell'autore.

7. Sogni
Questo invece si intitolava Il Racconto di Nonna Ben - Parte Seconda, come a voler sottolineare il suo portare avanti il colloquio nella capanna del precedente capitolo. Il fatto che siano stati cambiati completamente i titoli, in fondo non è che sia un male: questo episodio è nettamente sbilanciato verso la sottotrama di Phoney e Lucius. Per quanto riguarda il proseguio delle rivelazioni di Nonna Ben valgono le stesse identiche considerazioni fatte per il precedente, gran bell'atmosfera ma dialoghi spesso e volentieri non combacianti. In particolare Thorn parla dell'oggetto che coi draghi si era ritrovata a fissare nel suo sogno. Un oggetto reso invisibile dall'enorme quantità di luce che lo ricopre e che nella versione Macchia Nera era invece riconoscibile come un trono...

8. Cose Che Fanno Rumore di Notte
E infine l'ennesimo titolo trasformato: in origine doveva essere Phoney, l'Ammazzadraghi, ma qui è stata presa in prestito la traduzione letterale di quello che altro non era che il titolo del capitolo successivo, e il che è molto strano. E neanche a farlo apposta ecco che il significato di questo rimaneggiamento è assai più comprensibile di prima. E' in questo capitolo che si parla infatti di rumori e indizi notturni: Phoney li utilizza a suo vantaggio per illudere il volgo che il villaggio è infestato da draghi. Inizia qui il climax che lo porterà stavolta - e in maniera assolutamente incomprensibile - ad essere nuovamente idolatrato dalle folle. Fa la sua comparsa qui per la prima volta la figura del Mangiacorteccia (qui tradotto con l'orribile Mangiastecchi), mistico sacerdote del Sogno.

da The Phantom Castle
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